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Si trovarono coinvolti nell’inchiesta sulla “maxitruffa” all’Aima

Quasi cinque anni per dimostrare la loro innocenza. Questo il tempo che è stato necessario a quattro funzionari regionali per ottenere dal Gip del Tribunale di Palmi Carlo Alberto Indellicati una sentenza “per non aver commesso il fatto”.
Si tratta di Giovanni Travia di Gioia Tauro, Giuseppe Gallo di Cittanova, Maddalena Giordano di Cittanova e Nicola Cuccomarino di Serrata. I quattro, seppur con imputazioni diverse, erano stati coinvolti nel settembre del 2001 in una maxi inchiesta condotta dal Nucleo Regionale di Polizia Tributaria e coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi insieme ad altre 131 persone tra funzionari regionali, imprenditori agricoli, società cooperative e perfino uomini della Guardia di Finanza tra Calabria e Sicilia. L’operazione aveva interessato quasi tutti paesi della Piana di Gioia Tauro ed alcuni centri siciliani. Tra coloro che finirono sul banco degli imputati anche il sindaco di allora di Capo D’Orlando in Sicilia.
Secondo l’accusa tutti avevano concorso a perpetrare una maxitruffa attraverso conferimenti da parte delle associazioni di produttori alle industrie di trasformazione agrumarie di ingenti quantitativi di agrumi la cui entità veniva gonfiata ricorrendo a false documentazioni .
“Fatture false – sostennero i magistrati allora – che servivano a giustificare operazioni commerciali che di fatto non erano mai avvenute”. Secondo quanto affermarono gli inquirenti tutto veniva attuato grazie alla compiacenza delle Commissioni dell’ex Aima (oggi Agea ) e da funzionari regionali. Tra coloro che vennero raggiunti dalle ordinanze di custodia cautelare con il beneficio dei domiciliari anche Travia, Gallo, Giordano e Cuccomarino, i quali scelsero, a differenza di altri imputati, la formula del rito “abbreviato” che si è concluso solo qualche giorno addietro dopo un lungo dibattimento nel corso del quale sono stati sentiti dal Gip Indellicati numerosi testimoni tra i quali alcuni militari della Guardia Finanza . Alla fine lo stesso giudice ha emesso per i quattro funzionari regionali la sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto.
“Finisce un incubo – hanno dichiarato i quattro assolti- durato quasi cinque anni, durante i quali non sono mancati i momenti di sconforto e di delusione, benché fossimo convinti di poter dimostrare tutta la nostra innocenza rispetto alle pesantissime accuse che ci erano state rivolte”.
La giustizia alla fine del suo tormentato corso ha trionfato. E a quei funzionnari è stata restituita la dignità.

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