Dal Torrione torni agli arresti
GIOIA TAURO – GIORGIO Dal Torrione non doveva essere scarcerato. L’ex sindaco di Gioia Tauro, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione di stampo mafioso, doveva rimanere agli arresti domiciliari. Tanto più che gli erano stati concessi per questioni di salute e che è ancora in grado di inquinare le prove messe assieme dalla Dda di Reggio Calabria, contro di lui. La decisione di scarcerare dal Torrione era stata assunta nei mesi scorsi dal Gip di Reggio Calabria, che aveva rilevato come l’ex amministratore del comune della Piana
non fosse nelle condizioni di inquinare le prove, nè di reiterare il reato o fuggire. Un decisione alla quale si era opposta la Procura della Repubblica con un ricorso al Tribunale della Libertà , che ieri ha emesso un provvedimento di revoca della scarcerazione. Dunque, Dal Torrione potrebbe tornare agli arresti nel momento in cui la decisione, su cui deve pronunziarsi anche la Cassazione, diventerà definitiva. La decisione del Tdl è stata assunta nella tarda mattina di ieri.Enelle 8 pagine a firma della presidente Silvana Grasso (Angela
Bandiera e Massimo Minniti giudici), sono spiegati i motivi per i quali il Gip avrebbe commesso un errore di valutazione. La prima questione che viene contestata al Giudice per le indagini preliminari è relativa ha «omesso di prendere in considerazione», un fatto importante. Ossia che Dal Torrione si trovava agli arresti domiciliari, e non in carcere perchè gravemente malato. Invece «l’imputato – scrive – il Tdl – nonappena libero,
si era recato al Comune perfesteggiare larevoca della misura, fatto che ha avuto risonanza mediatica oggetto di annotazione di servizio dell’autorità giudiziaria». Su questa vicenda, secondo la versione dell’ex sindaco, si sarebbe fatto ungranparlare del tutto fuoriluogo, tant’è che è vero che si sarebbe reacato in Comune,
ma solo per alcuni minuti e per ritirare degli effetti personali. Un racconto che non ha convinto i magistrati i
quali scrivono: «Oggi si sostiene essersi trattato di un fatto specifico tutto diverso (un rinfresco di colleghi per un matrimonio di due dipendenti di poco antecedente cui egli aveva occasionalmente assistito». Mentre «prima si affermava esclusivamente essersi trattato di un ingresso di qualche minuto per prendere in consegna oggetti
della moglie cui si era aggiunto qualche saluto». Di più c’è la segnalazione arrivata all’Ag dal Comando della Polizia Municipale, che in una nota scrive: «… consta che lo stesso si è recato presso l’ufficio della moglie
dottoressa Anna Maria Tomaselli, responsabile dell’ufficio anagrafe, all’interno del quale ha festeggiato, si ritiene la scarcerazione, con i dipendenti presenti e partecipanti». Insomma una festa fuori luogo, indicativa di un ben altro per il Tdl. In questo senso si passa alla seconda questione, ossia al rischio di inquinamento
delle prove. «L’arroganza del gesto – aggiungono i giudici – immediatamente successivo alla scarcerazione e di elevato significato nell’area locale, senza considerare fra l’altro, aggiuntivamente che, molte delle persone
informate sui fatti che poi saranno assunti come testi in un eventuale dibattimento, svolgono attività lavorativa in questo contesto e non possonononaver subito il valore dimostrativo del rientro da vincitore
in un’area, quale quella in esame, il cui simbolismo di determinati comportamenti è emblematico dei rapporti di potere effettivo». Un passaggio spiegato dal collegio del Tdl in maniera chiara quando scrive: «La festa organizzata in suo onore all’indomani della scarcerazione, ove continuano a lavorare parecchi dei testimoni del pm, dimostra l’attuale prestigio e potere d’influenza negativa che Dal Torione esercita ancora in quella struttura amministrativa». Tant’è, spiegano i magistrati, che il giornalista che scrisse dell’episodio, venne raggiunto da esplicite minacce telefoniche da parte di una persona che ha diversi interessi sul comune.
