Elezioni Gioia Tauro

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Nessun politico è moroso Zappia lascia, è “giallo”

GIOIA TAURO – Ad oggi non risultano amministratori morosi rispetto al pagamento dei tributi, anche se, è risaputo che esistono diverse zone della città ancora non censite dagli uffici di Gioseta, tale per cui se qualche consigliere di maggioranza o opposizione ritenesse di doversi mettere in regola può farlo senza andare incontro a sanzioni, pur essendo sfuggito per il momento alle maglie dei controlli per cause che non dipendono da lui. Siccome tutta la città parla della questione sollevata nel consiglio comunale di domenica scorsa dal consigliere Angelo Guerrisi, che genericamente aveva chiesto di rimandare la convalida degli eletti ad un successivo controllo su eventuali contenziosi in corso con la società dei tributi, è giusto che si affronti anche sui giornali questo piccolo caso che, anticipiamo, potrebbe avere semplicemente implicazioni di carattere politico, poiché il posto di amministratore non è in gioco a differenza di quanto molti pensano. Ripetiamo a scanso di equivoci: non risultano amministratori morosi. Non essere in regola come cittadini contribuenti, comunque, non fa perdere alcuna legittimazione a sedere tra gli scranni del Consiglio, semmai prefigura una condizione di inopportunità politica. Da quando risulta la società di riscossione che ha sede in via Trento ha ricevuto, a seguito della seduta del Consiglio, parecchie richieste di informazioni sulla posizione dei venti consiglieri, dei 6 componenti della giunta e del sindaco Renato Bellofiore. Va precisato, comunque, che tutte queste istanze provenienti dal Comune e tendenti a risolvere i dubbi evidenziati da Guerrisi sono state e vanno per legge bocciate, poiché le norme che tutelano la privacy “coprono” anche le figure politiche dai curiosi che volessero ottenere dati sensibili. Non si può ottenere liberamente notizie sui tabulati riservati, se non dopo l’autorizzazione scritta che eventualmente un politico volesse trasmettere di sua spontanea iniziativa alla società in cui acconsente a far conoscere il suo status di contribuente. In tal senso, quindi, la “campagna per la trasparenza” cui faceva riferimento il consigliere dell’Udc non è possibile, se non dopo una scelta politica singola o di gruppo degli amministratori e dell’opposizione. Una sorta di autocertificazione da rendere pubblica, introducendo un precedente davvero nuovo nella storia delle amministrazioni della Piana. Da quanto risulta al cronista un consigliere che attualmente siede tra i banchi dell’opposizione ha chiesto e ottenuto di regolarizzare la propria esposizione debitoria, prima delle elezioni, accettando una rateizzazione che attualmente lo mette in regola rispetto al dovuto. Analogamente a quanto fatto da un assessore che, avendo alle spalle un vecchio fallimento societario dichiarato dal Tribunale, 6 mesi prima della competizione elettorale si sarebbe rivolto agli uffici di via Trento avviando le pratiche per mettersi in regola rispetto ai debiti con la società partecipata dal Comune, che sta pagando regolarmente. Il sindaco risulta in regola col pagamento dei tributi per quanto attiene la conduzione dei locali adibiti a studio professionale, mentre non è censito tra i proprietari di abitazioni, verosimilmente perché non intestatario di alcun bene di tale genere. Questo è quanto è stato possibile apprendere, su un argomento che è diventato di interesse pubblico – e non poteva essere altrimenti – non solo perché questi contribuenti sono ormai rappresentanti della collettività – e quindi sottoposti in ogni momento alla verifica dell’opinione pubblica – ma anche perché è passato sotto silenzio il giallo delle dimissioni di un consigliere di maggioranza, Pasquale Zappia, che, da quanto risulta a CO, non ha lasciato i banchi del civico consesso perché il suo nuovo ruolo è incompatibile – essendo egli lavoratore socialmente utile del Comune – ma per altre ragioni politiche che gli amministratori non hanno inteso far conoscere. Sul conto di Zappia, che avrebbe potuto sanare l’eventuale condizione di incompatibilità chiedendo la mobilità in un altro Comune – anche se è materia controversa questa, perché non è detto che un Lsu non possa fare anche il consigliere – c’è da aggiungere che all’albo pretorio non risulta affissa alcuna comunicazione circa le sue dimissioni e la successiva sostituzione con il primo dei non eletti, a differenza del collega Simone Pratticò la cui nota dello stesso tenore è bene evidente.

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