Porto di Gioia, avanti col Prg
GIOIA TAURO – Approderà davanti al Comitato Portuale fissato per il prossimo 4 marzo, il Piano Regolatore Generale del Porto di Gioia Tauro. E’ sarà questa la prima fase del lungo iter di approvazione previsto dall’articolo 5 delle legge 84 del 1994. Dopo l’adozione da parte del Comitato portuale il piano verrà sottoposto all’approvazione del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici che entro 45 giorni dovrà pronunciarsi. Successivamente occorrerà la Via (Valutazione di Impatto Ambientale) della Regione Calabria e poi l’ok finale della Giunta Regionale. Se tutto procederà per il verso giusto il porto di Gioia Tauro si doterà a quasi 15 anni dalla sua apertura del suo primo strumento urbanistico che servirà a delimitare un nuovo ambito portuale con una nuova pianificazione dell’assetto complessivo del porto. Pianificazione che comprende anche le aree destinate alla produzione industriale, all’attività cantieristica, alle infrastrutture stradali e ferroviarie. In pratica verranno individuate le caratteristiche e le destinazione funzionali delle aree interessate. Strategica è l’intesa con i comuni del territorio portuale, visto che il Prgp adottato (e non ancora approvato) può contrastare con gli strumenti urbanistici vigenti. Intesa attraverso la quale i comuni (in questo caso Gioia Tauro e San Ferdinando) si impegnano ad adottare una propria variante al Prg al fine di rendere tra loro coerenti i due strumenti di pianificazione. L’approvazione finale del piano, senza il quale, non sarà possibile programmare nuovi investimenti (tra cui quello della realizzazione del mega impianto di rigassificazione che prevede anche la realizzazione di opere marittime) è stato anticipato dall’accordo avvenuto lo scorso 27 ottobre tra l’Autorità Portuale e l’Asi di Reggio Calabria che ha risolto il conflitto sulla titolarità di alcune aree interessate allo sviluppo del porto. Uno dei due protocolli d’intesa prevede il trasferimento in aree Asi della piattaforma del freddo (già finanziata dal Cipe nel 2003) e di conseguenza anche il cambiamento dell’ente attuatore in sostituzione della Port Authority che impone la modifica della delibera del Cipe ma anche la nuova copertura economica dell’operazione il cui costo si aggira sui 70 milioni di euro, venti dei quali dovrebbero arrivare all’Asi dai fondi Fas e gli altri 50 milioni dal governo attraverso un Apq. Un iter lungo e soprattutto incerto non solo perché si aspetta il pronunciamento sull’Apq da parte del Ministro Scaiola ma anche perché nel frattempo è accaduto qualcosa che rischia di mettere tutto in discussione di nuovo. Pochi giorni fa l’Asi, attraverso il suo Direttore Generale, Francesco Cosentino, avrebbe diffidato l’Autorità Portuale, alla sottoscrizione di un intesa preventiva con la Port Authority. Casentino avrebbe minacciato il ricorso alla magistratura. In realtà , secondo finti vicine all’Autorità Portuale, l’intesa con l’Asi sarebbe avvenuta al momento della firma del protocollo sulle aree già sottoscritto. Intesa invece che l’art. 5 della legge 84 impone solo per i comuni dell’area. Un equivoco? Se sarà così tutto verrà chiarito, senza nuovi ricorsi alla carta bollata da parte dell’Asi che in questo modo riaprirebbe vecchie vicende che tutti ritengono ormai sanate. Ma i vertici dell’Ente per lo sviluppo industriale della provincia reggina sono invece convinti che in assenza di un accordo che servirà a recepire il piano territoriale di coordinamento dell’Asi potrà essere ostacolata la prosecuzione delle ulteriori fasi procedurali di approvazione del Prg portuale con la compromissione dello sviluppo dell’area.
