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Il film di Fameli e Raso convince

GIOIA TAURO – “I giorni della lucertola”, il lungometraggio di Angelo Antonuccio, è riuscito a catturare l’attenzione del numeroso pubblico che ha partecipato alla presentazione dell’originale
lavoro cinematografico del giovane regista gioiese tenutasi nei giorni scorsi al “Luna Rossa”di San Giorgio Morgeto. Il film, scritto da Pasquale Fameli, anche curatore della fotografia, Michele
Raso, attore cinquefrondese e produttore dell’opera e dallo stesso regista Antonuccio, è stato interamente girato a Cinquefrondi, un set – ha detto il regista -che si è rivelato alquanto interessante
anche in considerazione dell’accoglienza da parte dei cittadini del centro della Piana, alcuni dei quali
direttamente coinvolti. La storia, accompagnata dalle musiche originali di Giuseppe Antonuccio, nonché dal reiterato brano di Gaetano Donizetti “Una furtiva lagrima”, è priva di un effettivo protagonista e si estrinseca in tre “vicende” intrecciate. La prima racconta di un contadino che,
sollecitato da amici, si candida a sindaco del paese. Rocco Romeo, detto “Pippa di crita”, interpretato da Sandro Raso, accetta di sfidare se stesso, pur nella consapevolezza che la politica non è un
mondo che gli appartiene. Alla fine perde le elezioni e ritorna alla sua attività di sempre. La seconda “vicen -da” si concentra su Rosario, interpretato da Rocco Condello, che nel film è il figlio dello sconfitto candidato a sindaco. Il ragazzino, un tipo piuttosto pensoso, nutre un sentimento amoroso nei
confronti della sua insegnante di Italiano (capita!). Rosario è uno che s’interroga silenziosamente, un silenzio che, grazie alle capacità del regista, diventa eloquente, a volte anche “urlan -te”, ancor più del papà contadino, abituato ad alzare la voce non solo al mercato, dove vende frutta. Il vagare solitario
del ragazzo è ritmato dalla “presenza” del suo amore impossibile, quello per la professoressa, la quale
subentra come protagonista della terza “vicenda”. La bella del paese, senza nome nel film, impersonata da Maria Arlacchi, viene da tutti considerata molto felice. In realtà pure lei ha le sue inquietudini
e, soprattutto, le sue tristezze, accompagnate da una certa solitudine. Infatti, alla fine la sua storia
d’amore, seppur profondamente spirituale, si interrompe (capita anche questo), per evitare un ulteriore
intensificarsi del mormorio nel paese. Sotto la doccia la sensuale professoressa si libera della “storia”, mentre nuovi giorni l’attendono. “Questo genere cinematografico – ha detto ancora il regista AngeloAntonuccio – si rifà alla Nouvelle Vague francese degli anni ’50 – ’60 – , nonché al cinema cinese e giapponese d’autore dell’ultimo decennio”. C’è comunque da aggiungere che questo lungometraggio, a cui hanno partecipato inoltre Giada Porretta, Giuseppe Monteleone, Rocco Valerioti e Franco Conia, è stato realizzato con mezzi amatoriali ed ha sorpreso i presenti che, tornando a casa, si saranno
portati dietro più di un interrogativo assieme a spunti di riflessione sull’abissale dimensione
spirituale di un essere chiamato “Uomo”.

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Dati Post

Data
settembre 14th, 2008

Autore
A.

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