INADEGUATI per la crisi

Perfino il mondo privato dell’imprenditore Gualtiero Tarantino è “bagnato” con ottimistica suggestione dal nostro Mare dei record, immerso però con amaro realismo in questo nostro Territorio così in crisi di prospettiva. Così tanto inutilmente evocati, mare e territorio, nei dibattiti intorno al futuro sviluppo dell’area industriale- portuale di Gioia Tauro, che il manager di una delle agenzie marittime gravati dall’odierna fuga a Cagliari di ben 4 compagnie marittime, preferisce aprire al cronista la sua
casa sul lungomare “Angelo Ravano” anche per disseminare simboli incisivi in una conversazione
che parte dalla contingenza finendo per abbracciare 13 anni di storia del porto. Per spiegare il tipo di crisi che è all’orizzonte in un segmento significativo dell’indotto, e per richiamare nuovamente a raccolta politica e imprenditoria sul rischio di un’economia che si può assottigliare sempre di più, Tarantino sceglie una domenica dai cellulari spenti per una riflessione che punta a sviscerare
problemi vecchi e nuovi per accendere i riflettori su un sistema imprenditoriale locale che non
pensi solo alla sopravvivenza all’ombra del transhpment, e voglia diversificare le sue attività nel terreno vergine della logistica. E allora la veranda di questa abitazione frontale al mare di Gioia incrociato dalle portacontainer, ventilato teatro di un colloquio preoccupato e affrontato senza
reticenze o scaricabarile, diventa il crocevia dei primi ragionamenti settembrini su un porto
«come è stato in questi anni» e un’area vasta che «così com’è non può dare nuovo sviluppo e
nuova occupazione». Sull’arteria dedicata alla memoria del benemerito fondatore del terminal,
con intorno una città che ha riscoperto il mare e teme di perdere definitivamente il decollo
del suo territorio, l’amministratore delegato della “Saimare Gioia Tauro” accetta di parlare
dei ponti commerciali che il «sistema locale deve essere aiutato a costruire», come è stato per
la sua attività imprenditoriale che dalla casa di spedizioni di Genova (documentazione e assistenza
alle navi) si è saputa ampliare con numeri dignitosi nel settore della logistica (apertura dei container e smistamento della merce). Cosa comporta oggi la fuga Di fuga in fuga, nel porto si prospetta una situazione regolata dalla presenza di due sole grandi compagnie marittime, clienti della Mct:
i colossi Maersk e la Msc. «Tra le compagnie che oggi lasciano Gioia e vanno a Cagliari – spiega
Tarantino rinunciando alla posizione comoda della sua sdraio – ce n’è una che qui era interessata
ad un importante lavoro di importexport via gommato e via treno; c’era poi un feeder settimanale (nave piccola, ndr) che da Alessandria portava le primizie agricole a Gioia per introdurle nel mercato nazionale; di recente, inoltre, c’era un importante operatore del Nord che attraverso una delle compagnie che va via, aveva scelto il nostro porto per far smistare alle ditte locali di logistica merce proveniente dagli Usa». Solo per citare a mente alcuni casi di “affari” che si perdono, in un sistema come quello degli spedizionieri che Tarantino viviseziona ad ampio raggio comprendendo nei suoi argomenti la flessione del traffico che avviene sul mare e le amare prospettive che si aprono per il territorio. «E’ una tendenza mondiale – afferma aprendo un planetario – quella con la quale le
compagnie scelgono di svincolarsi il più possibile dalle agenzie autonome e fare in proprio
quanto più possibile. A Gioia Tauro chi può si adegua e orizzontalizza le sue attività, ma è certo
che se incontriamo dei muri che rendono difficile manipolare la merce che arriva, un intero
segmento dell’indotto è destinato a scomparire ». Nelle parole di Tarantino il nesso tra lo spostamento
a Cagliari dei traffici delle 4 compagnie della Grand Alliance e la volontà degli imprenditori
locali di superare la selezione del mercato guardando alla logistica, è stato anticipato in questi anni dalla sua esperienza di presidente di una società locale che, con un capannone nell’area del futuro interporto, fa già logistica. Quindi non un fulmine a ciel sereno, la strategia di Contiship di mandare in Sardegna i suoi clienti. «Non si tratta di difendere posizioni individuali – precisa il manager – il dato preoccupante infatti non riguarda noi che già siamo nella logistica o altri che vogliono affacciarsi,
ma l’intero sistema sociale e politico di questo territorio: purtroppo il porto di Gioia Tauro
sta affidando le sue sorti ad un duopolio Maersk- Msc, società che ancora di più favoriranno,
per la loro filosofia, il transhpment». Le responsabilità da dividere Tarantino, che è anche componente del comitato portuale, quindi ha un ruolo in quell’Autorità portuale finita nell’occhio del ciclone per
i presunti ritardi nei lavori di adeguamento del terminal – che Mct pone tra le cause del suo dirottamento su Cagliari – così spiega la brutta novità di questi giorni che ha già comportato
l’inizio di una serie di riunioni sindacali, con la minaccia dei primi licenziamenti, e la soppressione
di coppie di treni da e per gli interporti del settentrione. «Per la compagnia Hapag Lloyd –
ammette – quella di trasferirsi a Cagliare più che una scelta è stata una necessità. Questa situazione
nasce da una serie di difficoltà che la Mct si è ritrovata per i lavori che stanno interessando
le banchine e il canale. Ma non saremmo del tutto onesti se non ammettessimo che questa
dislocazione avviene anche per dare più spazio alla Msc, che prepotentemente chiede a chi
gestisce il servizio dei container maggiore attenzione e più banchine». Il terminalista vuole avere le mani sempre meno impegnate con le compagnie più piccole, quindi. Siccome manca ancora chi spieghi come e se l’organizzazione degli attuali piazzali del concessionario risponda pienamente alla domanda di tutti i vettori, Tarantino allarga il ragionamento per tentare di uscire il più possibile da un porto che può aiutare le agenzie e l’indotto ad evitare quella crisi che si affaccia, solo se le sostiene per la riconversione nella logistica. «Mct – prosegue il manager – ha come sua missione quella di fare transhpment. Noi dobbiamo spingere affinchè venga incontro ai piccoli operatori per facilitare le
attività diverse dal trasbordo dei container, come l’importazione, la consegna dei container, il
loro posizionamento. Manca ad esempio un’area attrezzata per queste attività di logistica.
Si pensa solo ai grandi numeri, eppure bisogna ammettere che dopo 13 anni, a parte lo sforzo
di piccoli spedizionieri alle prese con problemi di natura doganale e burocratica, tutto lo
sviluppo possibile della piccola imprenditoria viene vanificato da questo disinteresse». La sfida sul baratro Le compagnie potenziano Cagliari e le 5 agenzie che a Gioia ne curavano l’assistenza rischiano
la crisi, in mancanza di altre attività e tenuto conto che Maersk e Msc fanno più o meno tutto da sole. «Quasi tutte le agenzie – incalza Tarantino – avranno purtroppo seri problemi col personale. Impiegati che sono cresciuti professionalmente e che difficilmente troveranno lavoro se le condizioni di noi operatori, agenti e spedizionieri, non saranno utili per ottenere altri spazi in nuovi settori». La fuga a Cagliari è una conseguenza del mercato, ma l’asfisia del retroporto e l’incertezza di un progetto industriale come quello di Msc chiamano in causa le responsabilità della politica e dei pianificatori.
«E’ un problema complesso perché stiamo affidando le sorti del porto a tre soggetti che domani
possono ritenere vantaggioso trasferirsi in Marocco e condannare per sempre Gioia», è l’allarme di Tarantino rispetto ad una crisi che può risolversi solo se si innesca una nuova marcia per utilizzare capannoni e aree che nell’area non mancano, unendo così il mare e il territorio in un unico progetto integrato. «Tra poco purtroppo tutti saranno distratti da altri problemi – conclude amaramente riprendendo dalla seggiola il cellulare che riinizia a squillare – tutti si concetreranno sulla piastra del freddo e sul rigassificatore, e il mancato decollo della logistica terrestre non interesserà più a nessuno.
Non si vede in prospettiva un dibattito serio tra le istituzioni, il sindacato, le associazioni
di categoria e Assindustria». Amarezza personale che diventa, davanti al mare di Ravano e di
Cecilia Battistello, il moto di una sfida che riguarda questa terra di nessuno che sembra la Calabria: «dobbiamo impegnarci tutti perché rischiamo di diventare un popolo di rassegnati, portati ad accettare enunciazioni di questo o di quello a seconda del vento politico che tira».

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