Preso un armiere del clan Molè
E’ bastata una reazione nervosa durante un normale controllo sulla sua vettura, a smuovere il fiuto degli investigatori che hanno intensificato la perquisizione prima a casa, poi nel suo negozio e infine
nell’abitazione di una sua dipendente. A Giovanni Furfaro ha fatto difetto il sangue freddo, perché per i “segnalati†come lui quelli odierni continuano ad essere tempi difficili a Gioia Tauro, vista la guerra di
mafia in corso e il monitoraggio della vita di ogni sospettato che le forze dell’ordine continuano
a mantenere. Il 33enne, che ha alle spalle una vecchia denuncia per associazione mafiosa e secondo
gli inquirenti è orbitante nella cosca Molè, è stato arrestato e denunciato in flagranza di reato per detenzione di arma clandestina e ricettazione, unitamente alla donna di Taurianova che lavorava nella sua yogurteria, Maria Pezzano di 36 anni, considerata per il momento una complice più che affidabile tanto da accettare di nascondere nella propria casa strumenti di morte in quantità industriale, oppure di non avrene denunciato per paura la presenza. Il profilo di Furfaro Il giovane, che a Gioia Tauro viveva con la moglie in via San Pio X, è il gestore del ritrovo di via Roma, Yogurtlandia, oggetto di una delle perquisizioni approfondite che a più riprese hanno dato conferma ai sospetti che da tempo gli
investigatori del commissariato diretto dal vicequestore Giuseppe Cannizzaro avevano sul suo conto. Furfaro, che risulta anche socio dell’impresa di calcestruzzi del padre, nel 1998 era stato destinatario di
un denuncia per i reati mafiosi puniti con l’artticolo 46 bis, e da quanto descritto in conferenza stampa dal vicedirigente del commissariato Fabio Amore l’esercizio commerciale che gestiva sul corso di Gioia Tauro non era altro che un’attività di copertura che gli serviva per meglio occultare il giro illecito di cui sarebbe stato al centro. Un tipo di specializzazione criminale che gli inquirenti stanno precisando
meglio in queste ore, dopo che nelle indagini sono stati abbinati come i pezzi di un puzzle le frequentazioni dell’arrestato con elementi del clan Molè, il denaro e i gioielli ritrovati in quantità ingente, ma soprattutto un’arma dall’alto potenziale offensivo e centinaia di munizioni che rivelerebbero la possibilità per Furfaro di aprire il fuoco in maniera pesante in ogni momento, oppure di
essere il gestore di un deposito pronto per l’uso nei giorni degli equilibri di nuovo rotti dopo l’omicidio di David Cambrea. Le perquisizioni Avendo dato esito negativo i controlli sulla vettura di Furfaro
e nella abitazione in cui vive con la moglie che è in stato interessante, il personale della
Sezione investigativa si è indirizzato verso il locale pubblico di via Roma. Qui gli agenti, che
continuano a muoversi in stretto coordinamento con la squadra mobile reggina – considerata
la pressante attenzione verso Gioia Tauro, tratto distintivo della guida di Renato Cortese e Renato Panvino – hanno trovato banconote di taglio piccolo e grande per un ammontare di circa 30.000 euro (di cui due false), una cartuccia di pistola calibro 9 parabellum e diversi gioielli. Ogni cosa era nascosta in diverse parti del piccolo edificio, compreso uno dei forni utilizzati nella cucina di questo che un
tempo era uno dei ritrovi di punta specialmente in estate. Non paghi di questo primo risultato,
e insospettiti per la presenza della cartuccia fra bevande e cornetti, gli agenti coordinati dall’ispettore capo Felice D’Agostino hanno allargato il cerchio della perquisizione trasferendosi nella vicina
via De Rose, l’arteria che collega piazza Matteotti al fiume Budello, presso l’attuale domicilio
della Pezzano. L’armeria in casa casa della donna, in cui Furfaro secondo gli inquirenti avrebbe avuto accesso in ogni momento, è stato trovato un discreto arsenale, segno di una disponibilità di “fuoco†straordinaria da utilizzare immediatamente o all’occorrenza da fornire ad altri affiliati della cosca
pronti a sparare. Nel cesto dei panni sporchi è stata trovata una valigetta in plastica trasparente
contenente una pistola semiatutomatica calibro 45 modello Uzi, un’arma clandestina che spara in sequenza come una mitraglietta, maneggevole e facilmente occultabile fra gli indumenti dopo
una qualche azione di morte. Insieme ad essa è stato scoperto un caricatore con 12 cartucce
compatibili con l’arma, ma soprattutto altre 60 cartucce calibro 38 special, 10 cartucce calibro 12, un portaoggetti con 6 cartucce calibro 9 parabellum e 25 cartucce calibro 9, più altre 52 cartucce calibro 9×21 e una scatola contenente 389 palle di piombo per ricaricare le cartucce, nonché uno scanner
marca Icom per intercettare gli spostamenti delle forze dell’ordine. Centosessantasei cartucce in tutto per pistole e fucili. Le ipotesi Furfaro e la Pezzano, su disposizione del magistrato della procura palmese Rocco Cosentino, sono stati associati in regime di isolamento nelle carceri di Palmi e Reggio Calabria. Da quanto riferito in conferenza stampa dal responsabile della Sezione investigativa,
Fabio Amore, le indagini tendono ora a fare luce sul giro illecito di cui le ingente somme
ritrovate rappresenterebbero l’incasso. Droga, riciclaggio, estorsioni, ricettazione di gioielli rubati:
nessuna origine viene esclusa per il momento, anche per avere un quadro più certo circa
la caratura criminale di Furfaro e il suo ruolo all’interno della consorteria mafiosa, tenuto
conto che l’uomo non avrebbe saputo forine a chi lo arrestava una spiegazione sulla presenza di così tanto denaro nel piccolo locale. Il secondo filone d’inchiesta punta a chiarire per cosa sarebbe
servito il deposito di armi e munizioni che era nella disponibilità del giovane, che potrebbe anche essere stato nascosto momentaneamente a casa della donna incensurata visto che gli incisivi controlli
di questi mesi mantengono il fiato sul collo dei diversi affiliati alle due cosche in guerra che si sentono braccati e sono alla ricerca di nascondigli sicuri. In questo senso si confermerebbe il tentativo di non
concentrare in un unico luogo il deposito di armi, affidando a più persone ogni responsabilitÃ
col compito di comunicare in vista di qualche “servizioâ€. Per il momento ipotesi investigative
che nella Gioia Tauro di questi giorni assumono un forte rilievo per definire la capacità organizzativa e l’adattamento che le consorterie criminali stanno sperimentando, vista l’inquietudine provocata dal
terremoto interno alle cosche le cui scosse a ripetizione richiedono una pronta capacità di azione.
