GIOIA TAURO Al Duomo si torna al passato oggi e domani messa in latino
GIOIA TAURO – Un artistico messale del 1890 con scritte a caratteri cubitali in nero, rosso e dorato conservato negli uffici parrocchiali questa sera tornerà ad essere simbolo della santa messa. Il latino, il sacerdote di spalle ai fedeli, la comunione in ginocchio, i fedeli preparati al rito della messa tridentina, il tutto sarà vissuto al Duomo alle 21 di oggi e di venerdì, in occasione della tredicina di Sant’Ippolito martire. La messa sarà officiata da mons. Francesco Laruffa, assistito dal diacono don Roberto Meduri e dai ministranti. «Il messale di San Pio V, come scrive Benedetto XVI – spiega don Laruffa – non è stato mai giuridicamente abrogato e, quindi, in linea di principio, resta sempre permesso. Ciò che importa è che in qualunque rito, dice il Concilio, noi possiamo partecipare pregustando alla liturgia celeste». «La messa tridentina ha al suo interno valori profondi che rispecchiano la tradizione della Chiesa – sottolinea il parroco – C’è più rispetto verso il sacro attraverso i gesti, le genuflessioni, il silenzio. C’è più spazio riservato alla riflessione sull’azione di Dio e anche alla personale devozionalità del celebrante, che offre il sacrificio non solo per i fedeli, ma per i propri peccati e la propria salvezza». «Il prete volge le spalle ai fedeli e così facendo insieme a loro si rivolge al Signore, è un modo di aprirsi all’eterno» continua Laruffa. In riferimento alla centralità del sacerdote a cui il popolo pare essere abituato afferma: «Anche oggi nella messa conciliare il prete sa di non essere lui al centro ma Cristo. Il Concilio Vaticano II parla chiaramente della liturgia come l’agire di Dio e di Cristo. La liturgia non è adattabile alle varie situazioni e alla creatività personale e popolare. Bisogna rispettare le regole liturgiche come qualcosa di “ricevuto†e non di “inventatoâ€. Nella liturgia – conclude – si sente la necessità di ritrovare il senso del sacro, soprattutto nella celebrazione eucaristica, perché noi crediamo che quanto succede sull’altare vada molto oltre quanto possiamo immaginare umanamente».
