Elezioni Gioia Tauro

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Il ministro Bianchi tra progetti e difficoltà dei trasporti

Annotate questa data: 28 aprile 2007. Quel giorno Calabria Ora titolò a caratteri cubitali sulla prima pagina: Emergenza A3: rischio chiusura. Sembrò un’esagerazione, ma era semplicemente un allarme poi confermato dai fatti. Il tratto Scilla-Bagnara è come la pista di Ho Chi Min, si corre un rischio a percorrerla. Dopo cinque mesi, dopo che tutte le istituzioni di riferimento, regione provincia e comuni interessati, hanno paventato l’estrema precarietà della situazione, il governo Prodi sta cercando di mettere una pezza. Ed in questi giorni il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, è attivissimo su questo fronte per cercare di trovare soluzioni che possano alleviare i disagi della circolazione nell’area metropolitana reggina e nel collegamento con la Sicilia. Mercoledì scorso Bianchi è stato ascoltato dalla commissione parlamentare alla quale ha esposto i progetti di emergenza che sono allo studio del
suo ministero per alleggerire una situazione che collasserebbe l’economia delle due regioni se fossero abbandonate a se stesse. Ieri, in occasione della sua presenza alla prefettura di Catanzaro, abbiamo posto alcune domande al ministro che ha risposto esaurientemente e con grande cortesia. Ministro Bianchi in questo momento si parla di autostrade del mare per sopperire il problema del tratto terminale della Salerno-Reggio Calabria dopo che sono iniziati i lavori nel punto più delicato tra Scilla e Bagnara.
Ci può dire qualcosa in proposito? «I lavori nel tratto di Bagnara sono iniziati ma per ora non è cambiato nulla». C’è da allarmarsi? «Sono passati solo pochi giorni e dobbiamo essere cauti nell’esprimere una valutazione, soprattutto perché stiamo andando incontro alla stagione invernale, e quindi è probabile che i disagi e le difficoltà aumentino, tuttavia…» Tuttavia? «Il piano De Sena per la sicurezza della strada è un CATANZARO buon piano e, quindi, dovrebbe servire a proteggere dalle situazioni di maggior difficoltà, e contemporaneamente, come sa, c’è un piano del ministero dei Trasporti su cui si è ottenuto un primo stanziamento di 100 milioni di euro per intervenire a diminuire i disagi della popolazione». Per esempio? «Penso alla metropolitana di superficie, Rosarno-Reggio- Melito, agli incentivi per la navigazione nello Stretto, ed altri interventi che servono ad alleggerire il carico su quella parte di autostrada, in particolare mi riferisco all’autostrada del mare che cercheremo di potenziare al massimo, sia aumentando il numero di mezzi pesanti che usano già le linee esistenti sia attivando linee nuove». Quali? «Per esempio la linea Catania- Taranto che era andata un po’ affievolendosi, così cercheremo di rimetterla in pista». Come? «Quasi sicuramente cercheremo anche di utilizzare il porto di Corigliano, e poi vediamo; c’è anche Termini Imprese sul quale stiamo pensando». Utilizzerete anche il porto di Vibo Valentia? «AVibo abbiamo verificato due circostanze: una del tutto favorevole che era la condizione del porto e delle banchine». E l’altra? «Del tutto sfavorevole che era l’accessibilità al porto dall’autostrada. In realtà, siccome quello che a noi serve è di poter far affluire verso il mare mezzi pesanti, in questo momento è praticamente impossibile».
Come se ne esce? «Vediamo se è possibile potenziare una via di collegamento più diretta dallo svincolo di Pizzo per Vibo Marina, nel qual caso potremmo usare il porto di Vibo». E l’opzione Gioia Tauro? «L’opzione Gioia Tauro è ancora all’esame ed ha un altro tipo di difficoltà. Lì l’accessibilità è perfetta…». Ed allora? «E’ la compresenza di una navigazione bidirezionale con questi giganti del mare che arrivano. Nell’area di evoluzione del porto la presenza contemporanea delle due tipologie crea delle difficoltà». La Regione non gradisce questa soluzione di Gioia Tauro perché intralcerebbe l’attività portuale che è in espansione specie dopo l’accordo raggiunto sulla logistica. «L’Autorità portuale insieme alla Mct sta studiando una soluzione che non crei queste difficoltà, vediamo».
Nel frattempo? «Noi partiamo per potenziare e indirizzare le linee già esistenti». Ma su Gioia Tauro non bisognerebbe investire sulle nuove banchine? «No, lì per la verità avevamo pensato ad una soluzione che è tipica dell’emergenza: un pontile mobile che avremmo preso da qualche parte e trasportato lì».Qual è la difficoltà per tale soluzione? «Non lo possiamo localizzare nel punto più semplice, in fondo al bacino, perché quello è il punto più pericoloso proprio per eventuali conflitti. Bisognerebbe posizionarlo subito a destra, nella bocca di porto, e lì c’è qualche altro lavoro da fare perché non basta appoggiare semplicemente il pontile. Un discorso sul quale stiamo riflettendo perché è molto difficile». E per la linea ferroviaria? Si parla di una riduzione dei collegamenti nello Stretto. «Questa mi è nuova, intanto perché non c’è nessun motivo, cioè non c’è nessun collegamento tra la chiusura dell’autostrada e il traffico ferroviario che è autonomo». Diciamo a latere. «E a latere c’è, non tanto il problema di chiudere i traghettamenti, il ridimensionamento che Ferrovie dello Stato sta facendo sui treni soprattutto di lunga percorrenza e, però, un discorso tutto aperto. Per ora alcune situazioni le abbiamo tamponato, ripristinate, abbiamo un tavolo aperto con Ferrovie. Vedremo. Tenga conto che nei collegamenti di cui parlavo prima – i 100 milioni già disponibili – noi possiamo anche sostenere quelle rotte dei trasporti che vengono considerati economicamente non remunerativi e, quindi, si tenderebbe ad abbandonare, li possiamo sostenere con onori pubblici». Per i fondi destinati al Ponte sullo Stretto e poi riconverti per le infrastrutture calabresi e siciliani, la provincia di Reggio è privilegiata? «Ho sempre pensato che l’utilizzo dovesse servire prevalentemente nell’area dello Stretto, Sicilia e Calabria, tuttavia non dobbiamo nasconderci dal fatto che uno dei problemi più gravi della mobilità in Calabria è rappresentato dalla statale 106». E quindi? «L’opportunità che c’era è di avere fondi consistenti, dove, appunto, ha indirizzato innanzitutto la Regione in quella direzione». Che lei condivide? «Direzione saggia, poi comunque su quei fondi è prevista un’opera fondamentale, di cui si era sempre parlato e non si è mai potuta realizzare, della delocalizzazione dei traghetti a sud, verso Bolano, e anche altri interventi nell’area dello Stretto. Mi pare una scelta di saggezza». La 106 rimane insicura. «Il conferimento è di caratteristica superstradale ed già stata avviata, con fondi Cipe, il tratto da Roseto Capo Spulico al bivio di Sibari, sempre con fondi ex Fintecna del Ponte è stata messa in cantiere la Cariati-Crotone ed una altra tratta. Le parti rimanenti devono comunque essere messi in sicurezza, insonorizzazioni, passaggi pedonali, barriere, segnaletica». C’è anche un problema di sicurezza dei lavoratori che già operano nei cantieri. Nella tratta Copanello-Simeri l’altro giorno c’è stato una grave infortunio. «Sì, questo della sicurezza sui luoghi di lavoro è un problema aperto. Non ho dati precisi. Ma quest’anno c’è stata una recrudescenza negli infortuni sul lavoro. Però noto un lavoro molto incisivo che sta facendo il ministero del Lavoro proprio per garantire la sicurezza e, quindi, mi auguro che si intervenga non perché c’è stato un episodio particolarmente grave, ma s’intervenga in maniera costante perché si abbassi proprio questo livello». Come giudica i risultati del referendum sul welfare promosso dai sindacati? «Posso dire che è stato un esercizio di partecipazione
democratica altissimo. Voi avete dati più aggiornati di me, io sento parlare 4,5 milioni di partecipanti; un livello alto con un 70 per cento dei Sì. Io credo che quando si esprime una volontà così netta questa vada rispettata. Il segnale è stato molto forte». Ma ci sono stati anche dei malumori. «Detto questo, è stata segnalata anche la persistenza di un’area di malessere profondo, le grandi fabbriche del nord, lì non c’è da trascurare quest’aspetto che alcune forze della sinistra stanno evidenziando da qualche tempo, e che questo provvedimento può essere migliorato». E’ possibile migliorarlo? «Secondo me può essere migliorato, non vedo motivi perché questo non debba avvenire nel corso della discussione parlamentare. I temi sul tappeto sono d’altronde del tutto abbordabili, penso per esempio, perché mi sembra il più rilevante, quel del lavoro a tempo determinato. Tre anni mi sembrano più che sufficienti per chiudere una parentesi provvisoria e passare a un contratto a tempo indeterminato. C’è poi la platea dei lavori usuranti, anche lì senza cedere alla demagogia per cui tutti i lavori diventano usuranti, gli operai sanno bene quali sono i lavori usuranti, ed allora anziché un tetto prefissato, una più attenta valutazione e, quindi, un ampliamento di questa». Ha sentito il blitz di Marco Rizzo a “Porta a Porta”? «Io credo che quella sia stata una dichiarazione avventata e molto poco responsabile. Bisogna avere grande rispetto per queste occasioni nelle quali si esprimono milioni di lavoratori, distillare dubbi e sospetti di quel tipo non serve al buon funzionamento alla vita democratica». Un commento sulla pratica Godino? «Lo Stato c’è per la terza volta sulla vicenda Godino, abbiamo dimostrato che quale che sia l’insistenza della ferocia con cui le cosche mafiose aggrediscono gli imprenditori, tanto più sarà decisa la risposta dello Stato».

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Dati Post

Data
ottobre 13th, 2007

Autore
A.

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