Dal Torrione alle "cisterne" «Il bene può essere ceduto»
GIOIA TAURO – Ancora una volta “Le cisterne” tornano al centro del dibattito cittadino. Il sindaco Giorgio Dal Torrione dopo aver letto alcune dichiarazioni del presidente dell’associazione “Le cisterne” Michele Marino, ha preso carta e penna e ha scritto un duro comunicato di risposta.
Oggetto della disputa sono le due lettere inviate dalla soprintendenza in cui veniva ribadito che l’immobile è sottoposto alle misure di protezione e conservazione dal decreto legislativo numero 42 del 22 gennaio del 2004 e che pertanto eventuali interventi sono soggetti ad autorizzazione. Marino riferendosi all’ipotesi di locazione delle cisterne ha detto nei giorni scorsi: “Mi chiedo se su questa operazione finanziaria dovrà esprimersi anche la soprintendenza, visto la recente missiva con cui ha confermato l’impossibilità di cedere il bene.” E dopo un articolato discorso sull’importanza del bene ha concluso: “Questa amministrazione che vuole vendere durerà cinque anni, le Cisterne devono rimanere patrimonio per la città di Gioia Tauro”. “La lettera del soprintendente regionale – scrive Dal Torrione – pervenuta a questo Ente il 13 marzo dice che l’immobile risulta sottoposto alle misure di protezione e conservazione e pertanto eventuali interventi sull’immobile sono soggetti ad autorizzazione. Significa che il bene non può essere ceduto? Gli articoli 21 e 22 del decreto legislativo 42 del 2004 dicono che non può essere ceduto?- scrive ancora il sindaco – prima di fare affermazioni categoriche sarebbe meglio documentarsi per evitare di essere clamorosamente smentiti”. A questo punto del comunicato il sindaco si rivolge direttamente a Michele Marino: “Caro ingegnere, mi sono premurato di trasmetterle la copia degli articoli di legge da lei inopportunamente citati – si legge nella nota del primo cittadino- tali articoli fanno riferimento all’esecuzione di opere di conservazione per le quali è necessaria l’autorizzazione preventiva. L’amministrazione ha ristrutturato parecchi immobili e ben conosce le procedure. L’ingegnere Marino dove si trovava quando veniva abbattuta la villa D’Urso per far sorgere un palazzo a quattro piani – continua Dal Torrione – oppure quando sulle torri del piano delle fosse si costruivano gabinetti? La logica di chi ha governato questa città per oltre 50 anni è stata quella di non fare niente – ha aggiunto il sindaco – e tutti erano contenti perché le rovine erano all’ordine del giorno. L’amministrazione da me guidata ha intrapreso una strada diversa” Dal Torrione conclude scrivendo: “Ringrazio tutti i comitati, ma, per questi ulteriori quattro anni (con l’aiuto di Dio) la decisione finale spetta a me e adotterò quella che per scienza e coscienza riterrò più utile per Gioia Tauro”.
