E' il Porto per i giovani gioiesi l'unica alternativa all'emigrazione
GIOIA TAURO – La mentalitàdella gente è il problema più grande di Gioia Tauro” . Incontriamo un gruppo nutrito di studenti che frequenta l’ultimo anno di scuola all’Istituto di Istruzione superiore “Francesco Severi” davanti alla loro scuola.
Poche battute per entrare in sintonia con loro e per fare una panoramica generale allo scopo di capire cosa pensano, cosa amano e cosa invece detestano della città. E’ un gruppo variegato, disomogeneo geograficamente e per estrazione sociale e per questo rappresentativo della societàcivile gioiese. Gioia Tauro è la loro città, della quale hanno respirato le positivitàma anche le negatività.
Una cittàalla quale “occorre voler bene” dicono e che “bisogna amare” , ma nella quale ci sono degli aspetti che ne compromettono il futuro. Ecco comunque la loro prima comune considerazione che lascia presagire una capacitàdi giudizio e di lettura attenta ed approfondita della realtànella quale vivono: tutti sono sicuri del fatto che i veri problemi di Gioia Tauro in fondo sono due: i gioiesi stessi e la mancanza di lavoro. Quando gli abbiamo chiesto se nella vita quotidiana avvertono la presenza della ‘ndrangheta sul territorio, le risposte sono state diverse. Alcuni hanno affermato di non avvertire questa presenza, altri invece hanno detto che la ndrangheta seppur non direttamente, influenza la loro vita e i loro comportamenti. Tre ragazzi hanno affermato che fino a quando le organizzazioni criminali presenti sul territorio non verranno completamente sgominate, la cittànon potràconoscer il vero sviluppo e la tranquillità. Ben 18 ragazzi su 26 hanno voglia di andare via e di non restare a Gioia Tauro perché ritengono che in altri posti d’Italia possano vivere in maniera più libera e possano anche avere maggiori occasioni e possibilitàdi lavoro e di svago. Nessuno degli studenti crede di poter fare qualcosa di concreto per migliorare la propria città. Il lungomare è senza dubbio il posto di Gioia Tauro che i ragazzi amano di più. Gli studenti intervistati, che hanno quasi tutti compiuto 18 anni, sono molto pessimisti sul futuro della cittàe ritengono che gli amministratori non possano fare molto per farla crescere e sviluppare.
L’unica speranza che, secondo loro, ha il territorio per progredire è legata al decollo delle attivitàdel porto che potrebbe far diminuire il problema della disoccupazione. L’anno prossimo questi studenti inizieranno a fare le prime scelte importanti della vita e sono tutti persuasi che per essere felici debbano lasciare la loro cittànatale. Si tratta di una percentuale enorme che arriva quasi al 60% di quelli che abbiamo sentito e offre un quadro estremamente chiaro di come i giovani leggono il presente e il futuro della loro città. Un altro aspetto che emerge dalla lunga chiacchierata fatta con i giovani gioiesi è la loro difficoltàa relazionarsi con le generazioni più vecchie e non solo sulla lettura della realtàquotidiane della cittàma anche sulle prospettive future. E’ come se vi fosse quasi una sorta di radicata e diffusa rassegnazione , un muro di incomunicabilitànel rapporto con i più grandi, con coloro insomma che a vari livelli rappresentano l’attuale classe dirigente.
