Piana Ambiente, il tribunale conferma il sequestro

GIOIA TAURO – Il Tribunale Civile ha dato torto a Piana Ambiente, società che gestisce la raccolta dei rifiuti nei comuni della Piana.


Il collegio, presieduto dal giudice Giuseppe Gambadoro, ha rigettato il reclamo avanzato da Piana Ambiente il 24 marzo di quest’anno, confermando l’ordinanza del sequestro conservativo dei beni della società, fino alla concorrenza di 200.000 euro, disposto dal giudice Maurizio Paganelli lo scorso febbraio.


Esaminati gli atti del procedimento passato, il collegio ha dichiarato di condividere le argomentazioni del giudice di prime cure, rispetto alla sussistenza dei presupposti per la concessione del sequestro conservativo invocato.


La vicenda giudiziaria trae origine dalla richiesta di risarcimento danni avanzata dai locatari di un capannone sito in San Ferdinando, adoperato dalla società come deposito dei propri automezzi ed andato distrutto in un incendi nel 2004.


Dalle osservazioni contenute nell’ordinanza, si evince l’esistenza di due principali motivi che stanno alla base della decisione dei giudici di ritenere il reclamo non fondato.


Stabilito che l’incendio sarebbe partito da un autocompattatore ricoverato nel capannone, secondo quanto sostenuto da Piana Ambiente, la compagnia assicuratrice dell’automezzo avrebbe dovuto risarcire i danni provocati.


Ma, chiamata in causa, la stessa avrebbe contestato l’operatività della polizza nel caso di specie e allo stato degli atti non risulta sia tenuta ad un eventuale risarcimento.


Per il collegio, al contrario, l’autocompattatore, responsabile dell’incendio, era nella disponibilità di Piana Ambiente che aveva l’obbligo di custodirlo in modo da non causare danni.


Inoltre, all’interno del capannone distrutto, stando agli accertamenti svolti dal Ctu, tutti gli automezzi della società erano parcheggiati a ridosso tra loro e vicini a tre fusti di lubrificante, anch’essi attaccati dal fuoco.


Per quel che riguarda, poi, la questione relativa alla ricostruzione della situazione patrimoniale della società, compiuta dal giudice Paganelli (in relazione al timore dei locatari di perdere le garanzie del credito vantato), le contestazioni di Piana Ambiente non reggono.


Dagli atti al vagli dei giudici, in passivo risulta la chiusura del bilancio 2004 e, rispetto all’inversione di tendenza di cui parla la società, insufficiente appare la documentazione depositata. Il collegio sottolinea, infine, che risulta ancora omessa l’indicazione dei costi dell’incendio.

Share/Save/Bookmark

Leave a Reply