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Cosi' salveremo il porto di Gioia

GIOIA TAURO – LA POLITICA corre in soccorso del porto di Gioia Tauro, dopo l’allarme lanciato dalla relazione di Bankitalia sul calo di attività del 3,1% nel 2005. L’assessorato regionale all’Urbanistica, guidato da Michelangelo Tripodi, ha infatti elaborato le linee guida per l’elaborazione del primo Piano regolatore portuale che Gioia Tauro abbia mai avuto. Fino ad oggi, infatti, l’area portuale era priva di uno strumento urbanistico che ne determinasse le linee di sviluppo e le priorità infrastrutturali. Oggi questo strumento è un passo dal venire alla luce. L’iter burocratico prevede, infatti, che una volta redatte le linee guida, tocchi poi all’Autorità portuale elaborare ed approvare concretamente il Piano regolatore.
«I dati parlano chiaro – ha detto l’assessore Tripodi – su Gioia Tauro bisogna intervenire e anche in fretta. Sebbene sia naturale che nella dinamica della competizione un porto possa superare momentaneamente altri porti concorrenti. E’ vero che il dato riferito da Bankitalia per il 2005 parla di un calo dell’attività del 3,1%, però è altrettanto vero che i primi mesi del 2006 non lasciano ben sperare. Si parla, addirittura, di un’inflessione del 13%. Numeri che spingono tutte le autorità competenti e i soggetti interessati a intervenire. La Regione non è rimasta a guardare e il dipartimento ha fornito All’Autorità portuale le linee di riferimento per l’elaborazione del Piano regolatore».
Le linee guida non si limitano a fornire un canovaccio di idee per la pianificazione dello sviluppo, ma indicano anche i profili di competenza di ciascun soggetto istituzionale, a partire dalla regione a scendere agli enti sub regionali e alle autorità portuali.
Le linee di riferimento
Quattro i profili chiave su cui si concentra la Regione per agevolare lo sviluppo dell’area di Gioia Tauro. Quattro direttrici su cui lavorare, per mettere il porto al centro del Mediterraneo, forza motrice per l’economia dell’intera Calabria. Il Piano regolatore dovrà allora prendere in considerazione la necessità di un’adeguata pianificazione infrastrutturale. Il porto cresce e funziona, solo se vengono programmati adeguati interventi sulla rete stradale e sull’intero sistema dei trasporti nella Piana. Ma il rilancio del porto passa anche dalla definizione di politiche di sviluppo all’altezza della sfida da vincere e dall’individuazione di concreti strumenti di intervento. «Il porto può diventare una “stazione di sviluppo integrato – si legge nelle linee guida di riferimento – solo a determinate condizioni: Consolidare la funzione di porto hub nel bacino del Mediterraneo, diventare uno sbocco verso i mercati esteri, aprire i collegamenti marittimi verso la Sicilia e il resto del Paese, realizzare la piattaforma del freddo, favorire le iniziative produttive interessate alla lavorazioni di prodotti importati o esportati attraverso il porto.
Terzo profilo indicato dalla linee guida: «Il Piano regolatore riguarda le possibili connessioni con le azioni di risanamento e valorizzazione del circondario della Piana». Il porto, quindi, non può essere considerato un’isola a se stante, ma relazionarsi con il circondario. Non solo, dunque, un Piano regolatore per il porto, ma un Piano strategico dell’intera Piana di Gioia Tauro. Ultimo profilo d’interesse indicato dalla Regione, il programma di investimenti pubblici, comprendendo quindi le risorse finanziare nazionali e comunitarie, ma anche la possibilità di attingere all’iniziativa privata. Su tutto poi, la regione indica come prioritaria la messa a punto di politiche per la sicurezza e la legalità.
Le finalità del Piano
Il Piano regolatore portuale nasce per dotare l’area della Piana di uno strumento di programmazione, tanto sotto il profilo infrastrutturale, quanto delle iniziative politiche. Il Piano dovrà dunque indicare le azioni di potenziamento del porto, integrare le politiche portuali con le politiche di sviluppo sulle reti e i servizi e con il sistema produttivo e insediativo del circondario. «Per il porto di Gioia Tauro – si legge sull’atto della regione – la redazione del suo primo piano regolatore non potrà non rappresentare una spinta decisiva per sostenere la sua competitività sullo scenario internazionale. In questo senso va intesa come un’iniziativa di elevato rilievo programmatico e di alto contenuto culturale». le finalità del Piano sono, allora, almeno quattro: Costituire per la prima volta un quadro di riferimento normativo certo, migliorare le connessioni tra l’area portuale e il circondario, costruire un efficiente sistema di relazioni fra gli attori pubblici e privati, incrementare lo standard di efficienza degli apparati di governo dell’area e di trasparenza delle procedure.
Il “triangolo”
dello sviluppo
Se il Piano può concretamente rappresentare lo strumento guida per governare le trasformazioni territoriali della Piana, almeno tre le funzioni da potenziare e su cui puntare.
La Regione individua infatti come prioritaria l’affermazione di Gioia Tauro come polo intermodale. nel senso che il trasporto di merci non può e non deve esaurirsi alel sole vie del mare.
«Il terminal portuale – sostiene la Regione – quanto l’interporto hanno bisogno di una nuova considerazione della ferrovia quale vettore privilegiato. Il binomio interporto-ferrovia deve rappresentare un’opportunità di crescita. Ma ci sono altre forme di “intermodalità”, come quella “ferro-gomma” o ancora l’interscambio fra navi. Altra sfida con il futuro, quella della “polifunzionalità”. Cosa vuol dire polifunzionalità? Il porto non deve essere considerato solo in funzione del trasporto di container. Esistono altre funzioni a cui la struttura può piegarsi: «Non possono essere trascurate – si legge ad esempio nelle linee di riferimento – altre componenti di traffico marittimo, non suscettibili di trasporto in container, come ad esempio alcuni manufatti». Per non parlare poi degli orizzonti che si aprirebbero con il traffico di prodotti petroliferi, che avviene con navi gasiere. Di più: «Per quanto concerne il trasporto delle persone, appare in forte sviluppo il traffico crocieristico e anche la domanda di collegamenti turistici nella aree che hanno tale vocazione».
Il porto funziona, infine, non solo se si relaziona con le altre vie di trasporto e implementa le sue funzioni, ma anche se mantiene standard alti di competitività: «Il Piano regolatore – scrive l’assessorato all’Urbanistica – non va considerato come un mero strumento di programmazione interna, ma come uno strumento rivolto al mercato globale del trasporto marittimo, proponendosi come un biglietto da visita nei confronti degli operatori del settore, esso deve necessariamente esprimere interventi che abbiano come risultato finale la riduzione dei costi, con un occhio rivolte alle evoluzioni future del settore». Essere competitivi vuol dire, dunque, essere sempre al passo coi tempi, investire sui punti deboli, promuovere azioni di marketing.
Queste soltanto alcune delle indicazioni date dalle linee di riferimento, contenute in un documento di 23 pagine, che si sofferma anche sul ruolo strategico di tutti i partner istituzionali, e quindi Regione, Autorità portuale, Medcenter, sindaci del comprensorio, Ferrovie dello Stato, e sulle forme di collaborazione e concertazione fra i diversi enti.

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Dati Post

Data
giugno 24th, 2006

Autore
A.

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